L’algodistrofia, attualmente denominata Complex Regional Pain Syndrome di tipo 1 (CRPS-1), è una sindrome neuropatica disfunzionale caratterizzata da dolore persistente e sproporzionato rispetto all’evento scatenante, accompagnato da alterazioni sensoriali, motorie, vasomotorie e trofiche. Si tratta di una condizione a espressione locale, ma con potenziale evoluzione sistemica e disabilitante.

Negli ultimi anni, l’introduzione del neridronato ha modificato in modo significativo la prospettiva terapeutica, rappresentando un trattamento con solide basi scientifiche, soprattutto se somministrato nelle fasi precoci della malattia.


Inquadramento clinico ed epidemiologico

La CRPS-1 si manifesta tipicamente in seguito a traumi minori, fratture (in particolare del radio distale), interventi chirurgici ortopedici o microtraumi ripetuti. La sua incidenza è stimata tra 5 e 26 casi per 100.000 abitanti all’anno, con un picco tra la quarta e la sesta decade di vita e una predominanza netta nel sesso femminile (rapporto F:M di circa 3:1).

La diagnosi precoce è cruciale per evitare l’evoluzione verso la disabilità permanente, ma è spesso ostacolata dalla variabilità del quadro clinico e dalla scarsa familiarità dei clinici non specialisti con i criteri diagnostici della CRPS-1.


Fisiopatologia: il coinvolgimento osseo e oltre

La CRPS-1 è una condizione multifattoriale. Tra i meccanismi patogenetici coinvolti si riconoscono:

  • Infiammazione locale con rilascio di citochine proinfiammatorie (TNF-α, IL-1β, IL-6);
  • Disfunzione del sistema simpatico, con disregolazione vasomotoria e aumento della sensibilità adrenergica;
  • Sensibilizzazione centrale, con rimodellamento mal adattativo del sistema nervoso e dolore persistente;
  • Alterazioni ossee regionali, con osteoporosi “maculata”, rarefazione trabecolare e riduzione della densità corticale.

Studi istologici su biopsie ossee in fase acuta hanno evidenziato necrosi osteocitaria secondaria a ipossia e marcatori biochimici compatibili con un aumento del turnover osseo (elevati livelli di P1NP e riduzione di sclerostina e Dkk-1), suggerendo un’attivazione precoce del rimodellamento scheletrico.


Diagnosi: criteri di Budapest e imaging

La diagnosi di CRPS-1 si basa sui criteri dell’International Association for the Study of Pain (IASP), rivisti a Budapest nel 2012. Essi richiedono:

  • Dolore continuo e sproporzionato rispetto all’evento iniziale;
  • Presenza di almeno un sintomo riferito dal paziente in ≥3 delle 4 categorie (sensoriali, vasomotorie, sudomotorie/edema, motorie/trofiche);
  • Presenza di almeno un segno obiettivo osservato dal clinico in ≥2 categorie;
  • Assenza di un’altra diagnosi più plausibile.

La radiologia convenzionale, sebbene aspecifica, può mostrare la classica osteoporosi “a chiazze”. La scintigrafia ossea trifasica con bisfosfonati marcati evidenzia ipercaptazione asimmetrica dell’arto colpito, utile nei casi dubbi. L’RMN può rilevare edema midollare e alterazioni trofiche periarticolari.


Approccio terapeutico: il ruolo del neridronato

Il trattamento della CRPS-1 è multimodale e comprende:

  • Farmaci sintomatici (FANS, antidepressivi triciclici, gabapentinoidi);
  • Fisioterapia precoce e continuativa;
  • Supporto psicologico nei casi cronici;
  • Trattamenti specifici, tra cui i bisfosfonati.

Tra questi ultimi, il neridronato si è imposto come trattamento di riferimento in Italia, grazie a due trial controllati randomizzati e a numerosi studi osservazionali di follow-up a lungo termine. Somministrato per via endovenosa (100 mg ogni 3 giorni per 4 somministrazioni), agisce attraverso:

  • Inibizione dell’attività osteoclastica e protezione della matrice ossea;
  • Riduzione dell’edema midollare e dell’infiammazione ossea;
  • Possibile modulazione della neuroinfiammazione.

Evidenze cliniche: efficacia e risultati a lungo termine

Tre studi condotti in centri italiani offrono un quadro coerente dell’efficacia del neridronato:

1. Studio Varenna et al. (2024) – Clin Med Insights Arthritis Musculoskelet Disord

  • 49 pazienti con CRPS-1 dell’arto superiore;
  • Trattamento con neridronato ev entro 10 settimane dall’esordio;
  • Follow-up medio: 47,7 mesi;
  • Risoluzione completa in 93,9% dei casi; 77,6% con assenza di disabilità (DASH ≤15);
  • Predittori di disabilità: età più giovane e ritardo terapeutico.

2. Studio Ciaffi et al. (2024) – Pharmaceuticals

  • 36 pazienti trattati entro 12 settimane;
  • Follow-up: 4,8 anni;
  • Riduzione significativa del dolore (NPRS da 6,4 a 3,1);
  • Miglioramenti in tutti i domini del PROMIS-29, inclusi funzione fisica, ansia, depressione e interferenza del dolore;
  • Risposte migliori nei pazienti più giovani, di sesso maschile e con coinvolgimento degli arti inferiori.

3. Caso clinico – Minisola et al. (2025) – JBMR

  • Donna con CRPS-1 post-frattura metatarsale;
  • Risposta completa al neridronato ev, mantenuta nel tempo;
  • Nessuna progressione verso la disabilità funzionale nei tre anni successivi.

Sicurezza e tollerabilità

Il neridronato presenta un buon profilo di sicurezza. Le reazioni avverse più comuni sono sindromi simil-influenzali transitorie dopo la prima infusione, attribuibili al rilascio di citochine infiammatorie. Non sono stati riportati casi di osteonecrosi della mandibola o eventi avversi gravi con il regime standard a 400 mg totali. La supplementazione con calcio e vitamina D è raccomandata in fase perinfusionale.


Prospettive future

Nonostante i risultati positivi, esistono ancora aree da esplorare:

  • Sviluppo di algoritmi predittivi per stratificare i pazienti a rischio di cronicizzazione;
  • Biomarcatori ossei (es. sclerostina, P1NP) e neuropeptidici (es. CGRP) per monitorare la risposta;
  • Valutazione del neridronato nei casi recidivanti o nelle forme croniche refrattarie;
  • Integrazione strutturata del trattamento riabilitativo, anche tramite tecnologie digitali (es. telerehab, PROM digitali).

Approccio multidisciplinare

La CRPS-1 è una condizione tempo-dipendente in cui la diagnosi e il trattamento precoce sono decisivi. Il neridronato si è dimostrato efficace nel risolvere la sintomatologia dolorosa e prevenire la disabilità funzionale, rappresentando oggi il trattamento con il miglior rapporto tra efficacia, sicurezza e durabilità dell’effetto.

Il futuro della gestione della CRPS-1 richiede un approccio specialistico, multidisciplinare e tempestivo, per restituire ai pazienti una qualità di vita accettabile e funzionalità articolare preservata.


Bibliografia essenziale

Varenna M, Zucchi F, Orsini F, Crotti C, Calabrese G, Caporali R.
Is CRPS-1 a Chronic Disabling Disease? A Long-term, Real-Life Study on Patients Treated With Neridronate.
Clin Med Insights Arthritis Musculoskelet Disord. 2024;17:11795441241294098.
https://doi.org/10.1177/11795441241294098

Varenna M, Zucchi F, Crotti C.
Algodistrofia: cosa c’è da sapere.
L’Endocrinologo. 2024;25:165–171.
https://doi.org/10.1007/s40619-024-01434-7

Minisola S, Colangelo L, Rossi G, Gualdi G, Pepe J, Cipriani C.
An unresolving painful condition following a trivial peripheral fracture.
J Bone Miner Res. 2025;40(2):171–175.
https://doi.org/10.1093/jbmr/zjae206

Ciaffi J, Festuccia G, Ripamonti C, Mancarella L, Brusi V, Pignatti F, et al.
Benign Evolution of Complex Regional Pain Syndrome (CRPS) Type 1 in Patients Treated with Intravenous Neridronate: A Single-Center Real-Life Experience.
Pharmaceuticals (Basel). 2024;17(11):1500.
https://doi.org/10.3390/ph17111500