Uno studio americano pubblicato su Journal of the International Neuropsychological Society ha valutato circa 500 soggetti tra i 75 e gli 85 anni evidenziando come i soggetti che svolgevano quotidianamente almeno un cruciverba subivano un declino cognitivo con un ritardo di due anni e mezzo rispetto a chi non era solito praticare questa attività ludica.

La memoria si mantiene allenata ma non solo: in un altro studio, pubblicato su International Journal of Geriatric Psychiatry, è stato chiesto ad un campione più ristretto di soggetti di svolgere almeno un cruciverba al giorno ed è stata significativamente evidenziata una maggior fluidità di linguaggio nei soggetti che si sono attenuti alla richiesta rispetto a quelli un po’ più pigri.

Su questo argomento non ci sono ancora studi clinici che possano dimostrare un nesso fisiologico tra il fare le parole crociate e il rallentamento dell’insorgenza di demenza ma, come spiega Alessandra Dodich, ricercatrice del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento “possiamo senz’altro dire che i cruciverba come molte altre attività mentali contribuiscano a potenziare la nostra riserva cognitiva, e in questo senso aiutino a rallentare l’invecchiamento del cervello, a fianco di altri fattori come una dieta sana, l’esercizio fisico, e il mantenimento di una ricca rete sociale”.

Estremamente interessante anche l’opinione del dott. Arfan Ikram responsabile della ricerca neuro-epidemiologica presso il Centro medico universitario Erasmus; le attività di allenamento cerebrale possono stimolare l’area del cervello deputata alla cosiddetta “riserva cognitiva”, ma attenzione: “Se la demenza è già in corso, l’allenamento cerebrale non contribuirà a recuperare ciò che è stato perso” spiega Ikram, incentivando quindi l’approcciarsi allo svolgimento delle parole crociate in tempi non sospetti, prima quindi che possa insorgere una demenza. Nell’ambito del progetto ORACLE finanziato dall’Unione Europea si è andati ad analizzare su un campione di 40000 soggetti la riserva cognitiva e come questa si sviluppi. Viene paragonata all’attività fisica, spiega Ikram, se si inizia l’allenamento all’età di settant’anni il risultato non sarà quello di un corpo che si è allenato per tutta la vita. Ciò a dimostrazione del fatto che la lettura, lo svolgimento di cruciverba e la stimolazione intellettuale sono attività da coltivare ben prima che la memoria inizi a dare segni di cedimento.

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