Il mercato globale che circonda la malattia di Alzheimer (AD) è in costante crescita e raggiungerà i 16 miliardi di dollari entro il 2030. L’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione, fenomeno anch’esso in aumento e da sempre auspicato, ha portato ad un incremento di quelle malattie che tipicamente accompagnano la vecchiaia, tra cui le demenze senili di cui l’AD fa parte; contemporaneamente è aumentata la ricerca sulle terapie innovative come la medicina di precisione e la neuromodulazione, contribuendo alla crescita del mercato globale.

La compagnia di analisi statistica dei dati GlobeNewswire ha recentemente divulgato il reportAlzheimer’s Disease Market Size and Trend” che mette in luce quanto la ricerca sia progredita in termini di tecnologie innovative e di strategie di trattamento della malattia. Tra queste innovazioni scientifiche emerge, già da tempo, la tecnica basata su CRISPR, uno strumento di editing genomico in grado di fare un “taglia e cuci” in siti specifici del DNA, rimuovendo o sostituendo i segmenti danneggiati.

Nuove strategie terapeutiche

Alla conferenza annuale internazionale dell’associazione sull’Alzheimer (AAIC) di quest’anno sono stati presentati due nuovi approcci terapeutici che utilizzano la tecnica CRISPR: il primo ha lo scopo di ridurre l’espressione del gene maggiormente associato all’AD, il secondo mira a downregolare significativamente la produzione della beta amiloide, nota proteina fortemente tossica che si accumula nel cervello ed è riconosciuta come marker primario della comparsa di AD.

Come commenta Joselia Carlos, medical device analyst in Global Data, la tecnica CRISPR è stata sino ad ora principalmente sfruttata per la terapia di precisione oncologica. L’applicazione in ambito neurodegenerativo di uno strumento che “taglia” le mutazioni genetiche specifiche associate all’AD è una novità assoluta.

Per quanto riguarda la neuromodulazione la ricerca fa passi avanti ma ancora non è stata presentata come terapia nella sede della conferenza annuale internazionale e viene al momento considerata come una terapia di ultima scelta piuttosto che una “gold standard”, che al momento è riservata ai farmaci per assunzione orale come donezepil, galantamina e rivastigmina. La neuromodulazione viene presa in considerazione solo quando l’AD risulta refrattaria a qualsiasi altro trattamento farmacologico, in quanto la sua applicazione risulta essere complessa e invasiva, prevendendo l’impianto intra-cerebrale di un elettrodo che modula l’attività neurale. Tuttavia nel 2021 FDA ha approvato un dispositivo medico di neuromodulazione, il Cognito Therapeutics, che permette di ottenere gli stessi risultati in maniera non invasiva.

Stando al report prodotto da Global Data, nonostante le nuove tecnologie in fase di sperimentazione, i farmaci per l’Alzheimer sono attualmente pochi e in commercio da diversi anni; stiamo parlando del donepezil (Eisai), rivastigmine (Novartis), galantamine (Johnson & Johnson) e memantine (AbbVie/Lundbeck).

Il mondo si sta muovendo verso una nuova e più moderna cura per L’Alzheimer e le demenze senili, allo stesso modo si sta quindi muovendo il mercato, che trova terreno fertile nell’aumento dell’età media mondiale.


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