La molecola donanemab è un anticorpo monoclonale di nuova generazione che agisce nel cervello riducendo la presenza di placche amiloidee, una fra le cause più accreditate dell’insorgenza e progressione dell’Alzheimer. Come il lecanemab, altro anticorpo monoclonale in fase di studio, il donanemab ha effetti collaterali che non si possono non considerare, come rigonfiamenti temporanei in alcune aree del cervello o microemorragie, pertanto viene messo in discussione il suo rapporto rischi/beneficio.

La particolarità del donanemab è la sua possibile azione nella fase precoce della malattia, e riportiamo di seguito uno studio molto recente di John R. Sims et al. condotto per conto dell’azienda farmaceutica Eli Lilly a Indianapolis, USA.

Lo studio clinico

Sono stati coinvolti 1736 pazienti che presentano sintomi precoci di Alzheimer (leggero declino cognitivo) con placche amiloidee e patologia conclamata da proteina tau (bassa/media) in uno studio multicentrico, randomizzato, a doppio cieco di fase tre con controlli placebo della durata di 18 mesi. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi 1:1 di cui uno ha ricevuto donanemab e l’altro il composto placebo, per via endovenosa ogni 4 settimane per 72 settimane.

L’esito primario era la variazione del punteggio della scala integrata di valutazione della malattia di Alzheimer (iADRS) da quello calcolato ad inizio trial sino a 76 settimane (range, 0-144; punteggi più bassi indicano una maggiore compromissione).

Tra i 1736 partecipanti randomizzati (età media, 73,0 anni; 996 [57,4%] donne; 1182 [68,1%] con patologia tau bassa/media e 552 [31,8%] con patologia tau alta), 1320 (76%) hanno completato lo studio.

Sono stati riscontrati 23 esiti statisticamente significativi. La variazione media ai minimi quadrati (LSM) del punteggio iADRS a 76 settimane è stata di -6,02 (95% CI, da -7,01 a -5,03) nel gruppo donanemab e di -9,27 (95% CI, da -10,23 a -8,31) nel gruppo placebo (differenza, 3,25 [95% CI, 1,88-4,62]; P < . 001) nella popolazione a bassa/media tau e -10,2 (95% CI, da -11,22 a -9,16) con donanemab e -13,1 (95% CI, da -14,10 a -12,13) con placebo (differenza, 2,92 [95% CI, 1,51-4,33]; P < .001) nella popolazione combinata. Anomalie di imaging correlate all’amiloide, come edema o versamento, si sono verificate in 205 partecipanti (24,0%; 52 sintomatici) nel gruppo donanemab e 18 (2,1%; 0 sintomatici durante lo studio) nel gruppo placebo e reazioni correlate all’infusione si sono verificate in 74 partecipanti (8,7%) con donanemab e 4 (0,5%) con placebo. Tre decessi nel gruppo donanemab e 1 nel gruppo placebo sono stati considerati correlati al trattamento.

Questa breve descrizione dello studio clinico evidenzia che tra i partecipanti con malattia di Alzheimer sintomatica precoce e patologia da proteina tau conclamata, donanemab ha rallentato significativamente la progressione clinica a 76 settimane nei soggetti con tau bassa/media e nella popolazione combinata con patologia tau bassa/media e alta.

I dati riportati dal trial clinico fanno supporre che intervenire con l’anticorpo monoclonale nelle prime fasi di aggregazione della beta-amiloide possa rallentarne l’accumulo. Purtroppo ancora nessun farmaco è in grado di far regredire la malattia di Alzheimer una volta diagnosticata.


donanemab primi sintomi